Chi fermerà gli ebrei dell’AIPAC?
maggio 11th, 2009
Ciò che mi addolorava era l’odio che sentivo del personale dell’AIPAC il quale stracciò lo striscione e coprì la mia bocca con le mani mentre cercavo di gridare: “Che ne è di Gaza? Che ne sarà dei bambini?” “Chiudi quel caz– di bocca. Chiudi quel caz– di bocca”, mi urlava uno dello staff, rosso in faccia e sudando mentre correva accanto a me. “Questo non è il luogo per dire quella merda. Levati dalle palle”.
Ciò che mi strazia il cuore è pensare ai bambini traumatizzati che ho incontrato nel mio recente viaggio a Gaza, e il modo in cui la loro sofferenza viene negata dai 6000 partecipanti alla conferenza AIPAC, che vivono in una realtà tutta loro, in cui Israele è la vittima e chiunque lo critica è anti-semita, amante dei terroristi, oppure, come nel mio caso, una self-hating Jew, un’ebrea che odia se stessa.
Sono stata colpita dal discorso di apertura del direttore esecutivo dell’AIPAC, Howard Kohr, nel quale ricordava una grande campagna internazionale contro le politiche di Israele in atto attualmente. Parlava di 30.000 persone in marcia in Spagna, sindacalisti italiani che chiedono il boicottaggio dei prodotti israeliani, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU che ha approvato 26 risoluzioni di condanna di Israele, la settimana anti-apartheid che punta a creare una campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
Questo movimento globale, avvertiva Kohr, proviene dal Medio Oriente, risuona nelle sale delle Nazioni Unite e delle capitali d’Europa, è espresso nelle riunioni di organizzazioni internazionali per la pace, e si sta diffondendo in tutti gli Stati Uniti, dai mezzi di comunicazione a incontri locali, dai campus alle piazze. “Questa campagna non si limita più ai deliri della estrema sinistra o destra”, ha lamentato, “ma sempre di più sta entrando nel mainstream americano.”
Ma Kohr non ha spiegato perché vi è stata una tale esplosione di attività in questo movimento, anche tra le comunità ebraiche americane. Egli non dice ai partecipanti che il mondo è stato sconvolto e indignato dal devastante attacco israeliano di 22 giorni su Gaza, che ha provocato oltre 1300 morti, soprattutto donne e bambini. Egli non ha menzionato l’uccisione di civili in fuga dalle loro case, l’uso del fosforo bianco, il bombardamento di case, scuole, moschee, ospedali, edifici delle Nazioni Unite e fabbriche. Egli non ha parlato della continuo, crudele assedio della Striscia di Gaza che impedisce che gli aiuti umanitari raggiungano 1,5 milioni di persone e che rende impossibile la ricostruzione.
Non ci sono stati seminari alla conferenza da gruppi per i diritti umani come Amnesty International, che chiede l’immediata e completa sospensione delle forniture di armi a Israele. Invece, uno dopo l’altro, i membri del Congresso statunitensi, desiderosi di ingraziarsi l’AIPAC, si sono impegnati per il continuo sostegno finanziario degli Stati Uniti ad Israele. Il senatore Kerry, nonostante sia stato uno dei pochissimi legislatori a visitare Gaza, non ha detto una parola sulla massiccia distruzione a cui ha assistito. Invece, si è impegnato in qualità di Presidente della Commissione affari esteri del Senato a fare di tutto per assicurare che i 30 miliardi di dollari in aiuti militari a Israele fossero “consegnati tutti.” “L’America continuerà con gli aiuti militari, e Israele non mancherà di mantenere la sua forza militare”, ha insistito. Invece di chiedere colloqui con il governo democraticamente eletto di Hamas, Kerry ha affermato: “Hamas ha già vinto una campagna elettorale, non possiamo consentire loro di vincerne un’altra.” Ha concluso il suo intervento gridando più volte in ebraico, “Am Yisrael Chai – l’Israele vive!”
Anche il Vice Presidente Biden, il quale almeno ha detto all’AIPAC che Israele deve bloccare la costruzione di nuovi insediamenti, non ha detto una parola sulla crisi umanitaria in corso causata dall’invasione da parte di Israele e l’assedio di Gaza. Nessun funzionario statunitense, e ce ne sono stati centinaia nel corso della conferenza, ha osato fare eco all’appello delle Nazioni Unite e della comunità mondiale per porre fine all’assedio di Gaza.
Eric Cantor, repubblicano della Camera, è stato uno dei più emozionanti oratori, raffigurante Israele come vittima di un movimento globale malefico determinato a cancellare Israele e tutti gli ebrei. Evocando “le vittime, nude e tremanti, che sono state spinte nelle camere a gas”, si è domandato quando sarebbe diventato troppo tardi per proteggere Israele. “Quando sarà troppo tardi?”, ha ripetuto più volte.
Io mi sono chiesta la stessa cosa. Quando sarà troppo tardi per fermare la distruzione di Israele da se stesso? Quando sarà troppo tardi per dire ai partecipanti alla conferenza AIPAC che la violenza e l’odio non sono la risposta? Quando sarà troppo tardi per aprire il cuore indurito del mio popolo, una volta vittima di un terribile olocausto, per rendersi conto che occupando la Palestina siamo diventati il male che deploriamo? Quando sarà troppo tardi per ridare un senso al termine ebraico “Tikkun olam” lavorando veramente per guarire il mondo? Quando sarà troppo tardi per gli ebrei del mondo per piangere per i bambini di Gaza, riconoscendo che anche loro sono figli di Dio?
Non ho avuto l’opportunità di porre le mie domande ai partecipanti della conferenza AIPAC. Sulla mia bocca è stata messa la museruola di mani sudate del personale pieno di odio che insisteva con “chiudi quella caz– di bocca”. Nonostante i massicci fondi e influenza dell’AIPAC, sono sicura che un numero sempre maggiore di membri della comunità ebraica farà un passo avanti e si rifiuterà di rimanere in silenzio. Spero solo che non sia troppo tardi.
Medea Benjamin ( medea@globalexchange.org ) è co-fondatrice di Global Exchange e CODEPINK: Women for Peace
L’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e’ la piu’ potente lobby filo israeliana degli Stati Uniti d’America
(Traduzione di Stephanie Westbrook – l’originale in inglese è stato pubblicato sul sito Common Dreams)
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
maggio 10th, 2009
MARTEDI 02 GIUGNO 2009 A NOVARA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI F-35
L’iter parlamentare per l’approvazione dell’insediamento, a Cameri (NO), della fabbrica della morte per l’assemblaggio degli F-35 è ormai definito. A partire dal 2010 inizierà la costruzione del capannone da cui usciranno delle macchine che verranno consegnate a diversi stati che li utilizzeranno per bombardare ed uccidere.
Tale impresa industriale-militare viene condotta, con ampio dispendio di denaro pubblico, dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin in associazione all’italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica) e coinvolgerà una serie numerosa di fabbriche di armi e di morte collocate qua e là sul nostro territorio. Insomma, il riarmo come via d’uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni ‘30 e con la Grande Depressione di fine ‘800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo, l’impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni “di pace” produrrà distruzione, morte e sofferenza.
Di sicuro gli F-35 sono i perfetti strumenti operativi di una sorta di gendarmeria mondiale in via di perfezionamento: una volta costruiti non faranno certo la ruggine in qualche hangar italiano o olandese, bensì saranno presto adoperati per uccidere e distruggere in svariate guerre, sia attuali sia future.
Gli F-35 ci costeranno un sacco di soldi: circa 600 milioni di euro per costruire e attivare la fabbrica di Cameri, circa 13 miliardi di euro (a rate, fino al 2026) per l’acquisto dei 131 aerei che l’Italia vuole possedere. Del resto è stato già speso o impegnato quasi un miliardo di euro. E ciò risulta ancor più impressionante se si considera la grave crisi economica in corso. Nessuno può ignorare che, con una spesa di questa entità, si potrebbero senza alcun dubbio creare ben più dei miseri 600 posti di lavoro promessi all’interno dello stabilimento di Cameri. Si potrebbe altresì intervenire in vario modo per migliorare le condizioni di vita di tutti: per esempio ampliando e migliorando la qualità della spesa sociale, tutelando davvero territori e città (basti pensare agli effetti del terremoto abruzzese), investendo in fonti energetiche rinnovabili e ridistribuendo reddito.
E poi vogliono costruire gli F-35 proprio ai confini del parco naturale del Ticino, che dovrebbe quindi sopportare l’impatto dei collaudi di centinaia e centinaia di aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona, mentre si potrebbe riconvertire il sito militare ad uso civile.
In definitiva, siamo contro gli F-35 perché ci ostiniamo a pensare che sia possibile vivere in un altro modo: senza aggredire gli altri popoli, senza militarizzare il territorio ed i rapporti sociali, operando perché cessi davvero la terribile guerra permanente che l’occidente dei ricchi conduce contro i poveri del nord e del sud del mondo.
Tutti a Novara, quindi, il 30 maggio 2009 alle ore 15.00, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione all’ennesima impresa di morte.
Contro la militarizzazione dei territori, contro le fabbriche della morte, contro tutte le guerre, per la riconversione dei siti militari ad uso civile, per un diverso modello economico.
Per adesioni: adesione@nof35.org - Per informazioni: 3465865009
4° conferenza internazionale di Bil’in – Palestina
aprile 25th, 2009
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22-24 Aprile 2009 In memoria di Bassem Abu Raham
I partecipanti chiedono quanto seguente:
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